Focus sui territori
Gli esiti del decreto flussi distribuiti nelle province italiane
Nell’ambito del lavoro di analisi degli esiti del decreto flussi, dopo aver presentato il dossier annuale con le principali evidenze emerse a livello nazionale in termini di ingressi effettivi di lavoratori e lavoratrici dall’estero, la campagna Ero straniero pubblica un approfondimento su quanto avviene a livello territoriale, soffermandosi su alcune situazioni rilevanti che evidenziano un quadro profondamente diverso da provincia a provincia, anche all’interno della stessa regione, nonché la grande difficoltà delle amministrazioni pubbliche coinvolte nella procedura a portare a termine le istruttorie e consentire l’assunzione e il rilascio di un titolo di soggiorno.
Da quanto emerge dai dati – aggiornati a fine 2025 – ottenuti dalla campagna dalle amministrazioni coinvolte tramite accesso agli atti, rispetto ai flussi stabiliti per il 2024, le differenze tra territori non sono un dettaglio: sono la notizia.
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Nel 2025 (con procedure ancora in corso) i segnali non si attenuano: su 115.240 quote assegnate i permessi richiesti sono 14.349 (circa 12,4%) e le stime di rischio crescono.
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La distribuzione dei risultati conferma la disuguaglianza strutturale: nel 2024 il 60% dei permessi di soggiorno richiesti si concentra nelle prime 20 prefetture. Il sistema non fallisce in modo uniforme: produce aree che “chiudono” molte istruttorie e aree dove si registrano soprattutto ritardi e pratiche accumulate, rinunce, archiviazioni e percorsi interrotti. Questa geografia – che emerge chiaramente quando si leggono insieme quote, domande, nulla osta, visti e permessi di soggiorno – è ciò che trasforma un problema nazionale in una frattura territoriale.
- 1. Verona 2337
- 2. Ragusa 1482
- 3. Trento 1419
- 4. Cuneo 1012
- 5. Lecce 963
- 6. Milano 940
- 7. Latina 891
- 8. Bari 731
- 9. Bolzano 686
- 10. Brescia 537
- 11. Rovigo 536
- 12. Modena 526
- 13. Piacenza 432
- 14. Venezia 408
- 15. Padova 398
- 16. Alessandria 394
- 17. Lecco 342
- 18. R. Calabria 305
- 19. Brindisi 303
- 20. Genova 299
Ricordiamo che a livello nazionale, rispetto ai flussi 2024, a fronte di 119.836 quote territorialmente assegnate alle prefetture, sono arrivate 720.467 domande: circa sei domande per ogni quota. I nulla osta rilasciati sono 72.704 (circa una domanda su dieci arriva al nulla osta). Ma il vero crollo si vede quando si inserisce il passaggio spesso invisibile nei dibattiti pubblici: i visti. Nel 2024 i visti rilasciati risultano 34.997, cioè meno della metà dei nulla osta (circa 48%). E alla fine i permessi di soggiorno richiesti sono 24.858: in termini di “successo” rispetto alle quote assegnate, significa circa un quinto (circa 20,7%). È una filiera che si spezza già tra nulla osta e visto, prima ancora della chiusura in Italia.
Il decreto flussi è efficace solo per un quinto dei lavoratori previsti
Andando a guardare solo il passaggio finale della procedura, emerge che il numero più alto di contratti sottoscritti e permessi di soggiorno da rilasciare, in riferimento ai flussi 2024 insiste prevalentemente sulle regioni del Nord. Seguono il Sud e il centro. Lo stesso si registra rispetto al 2025.
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Tre grandi città raccontano, meglio di qualsiasi media nazionale, un sistema che produce esiti radicalmente diversi a seconda di dove si presenta la domanda. A Roma nel 2024 risultano 33.294 domande a fronte di 6.814 quote di ingresso assegnate e solo 85 permessi di soggiorno in via di rilascio. A Napoli le domande sono 120.923, le quote 4.403 e i permessi di soggiorno 269. A Milano, con 36.375 domande e 2.395 quote, i permessi di soggiorno sono 940.
Tre capoluoghi, la stessa procedura, risultati incomparabili: è l’effetto “lotteria amministrativa” che emerge con forza quando si guarda ai territori.
Efficienza Processamento Istanze
Confrontando, poi, gli uffici con carico complessivo alto (con almeno 4.814 domande totali nel 2024, pari al valore oltre il quale si colloca il 25% degli uffici più carichi) si può capire quali prefetture, a parità di condizioni (carico di lavoro paragonabile), riescono a finalizzare più frequentemente la procedura. Lecce, Milano, Ragusa, Verona, Brescia, Cuneo e Latina risultano gli uffici più efficienti nel confronto complessivo; al contrario, Frosinone, Roma, Avellino, Salerno, Napoli, Bari, Bologna e Modena sono le peggiori. Si rafforza così la conclusione principale del report: non siamo davanti solo a un problema di troppo carico di lavoro, ma a una forte disomogeneità amministrativa tra stessi uffici, che rende la riuscita della procedura territorialmente molto eterogenea.
Analisi Efficienza a Parità di Carico (2024)
Analizzando la programmazione per il 2025, come semplice verifica del quadro 2024 e mantenendo lo stesso perimetro degli uffici ad alto carico (con almeno 4.814 domande totali), emerge che anche nel 2025 Ragusa, Verona, Milano, Latina e Brescia sono gli uffici più efficienti mentre in fondo si trovano Roma, Salerno e Bari.
La difformità rilevata sul territorio spesso opera anche all’interno della stessa regione, tra una prefettura e l’altra. Nel Lazio, sempre rispetto al 2024, Roma pesa per circa metà della pressione su base regionale, con quasi il 49% delle domande ricevute ma produce appena il 7% dei permessi di soggiorno; Latina pesa meno sulle domande (circa il 37%) ma produce oltre il 70% dei permessi di soggiorno in via di rilascio nel Lazio. In altre parole: la lettura regionale non dà una fotografia corretta di quanto avviene nella realtà perché può esserci una differenza enorme tra le singole prefetture nel dare seguito alla procedura. Ciò non accade solo nel Lazio, ma dappertutto. A fare la differenza è il numero delle pratiche affidate agli uffici, generalmente sottodimensionati nell’organico. Maggiori sono le quote fissate dal governo, maggiori le domande da esaminare, maggiori le difficoltà ad analizzarle e a finalizzarle.
Roma vs latina: domande ricevute e pds richiesti
La città e la provincia di Latina sono infatti un territorio da tenere in considerazione quando parliamo dell’impatto che il decreto flussi e le procedure di ingresso per lavoro hanno sulla vita delle persone. Si tratta di un territorio complesso, in cui sfruttamento lavorativo e invisibilizzazione delle persone di origine straniera si intrecciano all’inadeguatezza della normativa (l’approfondimento della situazione di Latina è reso possibile grazie al costante dialogo con la FLAI CGIL di Latina e Frosinone). Nel 2024 e nel 2025 Latina è tra gli uffici che risultano più efficienti a livello nazionale nonché a livello regionale: nel Lazio la provincia di Latina ha contribuito da sola a circa il 73% dei titoli di soggiorno in entrambi gli anni considerati. Latina ha registrato, per il 2024, 891 permessi di soggiorno richiesti, con un tasso di successo della procedura del 27,0%, superiore di circa 7 punti alla media italiana. Di questi, i pds richiesti dalle organizzazioni datoriali sono stati 767. La grande maggioranza dei permessi, circa l’86,0%, riguarda il lavoro stagionale. Questo dato sembra confermare il miglior funzionamento del canale stagionale e l’agevolazione rappresentata dalle organizzazioni datoriali. Tuttavia, tale tasso di successo, per quanto molto più alto rispetto alle altre province del Lazio e alla media nazionale, è ancora bassissimo: solo circa 3 persone su 10 sono riuscite, nel 2024, ad arrivare alla fase finale della procedura dei flussi con la richiesta di un permesso di soggiorno.
Anche nel 2025 a Latina il canale principale di ingresso è stato quello per lavoro stagionale. I permessi di soggiorno rilasciati rispetto alle quote (3.088, di cui 2.206 stagionali e 842 non stagionali) sono stati 466, il 24,4%. Di questi, 458 sono stati richiesti dalle associazioni datoriali (98,3%).
In entrambi gli anni, il numero di rinunce e revoche è alto e meriterebbe approfondimenti così come il numero di visti richiesti ma non rilasciati, di visti rigettati, e di visti revocati.
Latina
totali del Lazio (2024-2025)
stagionale agricolo (2024)
| Dato Analisi | 2024 | 2025 |
|---|---|---|
| Tasso di Successo (Evasione) | 27,0% | 24,4% |
| Permessi di Soggiorno (PdS) emessi | 891 | 466 |
| Quote d'ingresso assegnate | 3.303 | 3.088 |
Tornando all’analisi su base territoriale, rispetto ai settori lavorativi, si conferma che il canale più efficace è quello per lavoro stagionale, dato coerente con quello nazionale. Contribuisce anche il fatto che nell’ambito del lavoro stagionale il datore di lavoro ha già avuto modo di conoscere lavoratori e lavoratrici, stabilendo un rapporto che spesso negli anni ricorre e prosegue.
Sempre rispetto agli ingressi 2024, usando la metodologia applicata nel monitoraggio su base nazionale per quantificare l’irregolarità prodotta dallo stesso decreto flussi (ingressi effettivi stimati = visti rilasciati − persone in “attesa ingresso”; persone potenzialmente a rischio = ingressi stimati − permessi di soggiorno richiesti), gli ingressi stimati sono 26.404 e le persone potenzialmente a rischio irregolarità risultano 1.836. Non è una “conta certa” dell’irregolarità, ma un indicatore robusto di dove la filiera visto–ingresso–permesso tende a “disallinearsi” di più, producendo vulnerabilità amministrativa e precarietà sociale sociale.
Il quadro territoriale, da un lato, conferma – in negativo – ciò che emerge dal monitoraggio a livello nazionale, ormai da anni: il meccanismo dei flussi e del click day non consente di far entrare la manodopera programmata per ciascun anno e soddisfare le esigenze del mondo produttivo italiano, ma determina a ogni passaggio una perdita consistente dei posti di lavoro previsti. Dall’altro, fa emergere con più chiarezza che siamo davanti a un meccanismo che produce esiti profondamente diversi a parità di regole, una sorte di ingiustizia territoriale causata dalla cronica carenza di personale nelle prefetture e questure italiane e, soprattutto, dalla non volontà politica di affrontare tali limiti evidenti a livello strutturale. Il recente aumento del personale impiegato presso gli uffici visti (anche se solo rispetto ad alcuni paesi) e lo stanziamento stabilito dal decreto legge 145/24 per stabilizzare il personale interinale non bastano: vanno rafforzati in maniera stabile in modo particolare quegli uffici che risultano maggiormente interessati non solo da un ingente numero di domande, ma anche tutti gli uffici responsabili dei controlli ex ante introdotti più recentemente. Rimane poi imprescindibile una sempre maggiore automatizzazione delle procedure, in particolare rispetto alla richiesta di visto di lavoratori e lavoratrici presso le nostre rappresentanze diplomatiche all’estero che hanno spesso problemi di personale e delegano ad agenzie private parte del lavoro, complicando il passaggio e rendendolo più esposto a ricatti e corruzione, come dimostrano le tante inchieste svolte negli anni.: sarebbe auspicabile, al fine di evitare i lunghi tempi d’attesa, ridurre la burocrazia e alleggerire il lavoro degli uffici consolari, introdurre una modalità di rilascio digitale del visto di ingresso.
A parità di quadro normativo e di condizioni in cui lavorano gli uffici, la procedura produce esiti territoriali profondamente diseguali: il volume delle pratiche incide certamente sul lavoro degli uffici, ma non basta da solo a spiegare le differenze nei risultati finali. Alcuni dei passaggi procedurali più problematici continuano a persistere e a necessitare di tempi lunghissimi per la chiusura dell’istruttoria e l’assunzione di lavoratori e lavoratrici, ben oltre i termini di legge. Il risultato è ancora una volta lo stesso: migliaia di posti di lavoro che a ogni passaggio si perdono nelle maglie della burocrazia.
Conclusioni: Un Sistema da Rifondare
Inefficienza Cronica
Il meccanismo non soddisfa il mondo produttivo, perdendo forza lavoro a ogni step burocratico.
Ingiustizia Territoriale
Esiti diversi a parità di regole: la sorte del lavoratore dipende dalla Prefettura di destinazione.
Rischio Corruzione
La delega ad agenzie private estere espone i passaggi a ricatti e intermediazioni illecite.
Pubblicato il 17 aprile 2026