È una “lotteria amministrativa” a decidere quali lavoratori stranieri saranno regolarizzati

Articolo di Andrea Ceredani pubblicato il 21 aprile 2026 su Avvenire.

Molto dipende dalla prefettura a cui viene affidata la domanda. A Lecce il tasso di successo supera il 50%, a Roma si ferma all’1%. I dati sui decreti flussi della campagna Ero straniero

Il Governo ha stimato che all’Italia servirà mezzo milione di lavoratori non comunitari nei prossimi tre anni. E li ha invitati a entrare nel Paese in cambio di una regolarizzazione che, però, per molti non arriverà mai. Il motivo è che i decreti flussi – quei provvedimenti con cui l’esecutivo stabilisce le quote di ingresso – sono efficaci solo per un quinto dei lavoratori chiamati in Italia. A febbraio, la campagna Ero straniero aveva raccolto i dati del click day del 2024 scoprendo che solo per 17 persone su 100 il permesso di soggiorno è davvero in via di rilascio. La maggior parte si è persa tra le fila della burocrazia: il 60,6% dei destinatari di una quota è arrivato al nulla osta, il 29,2% ha ottenuto un visto e solo il 20,7% è riuscito a chiedere davvero il permesso. La novità, arrivata ieri con un aggiornamento dei dati di Ero straniero, è che le regolarizzazioni procedono a velocità diverse in diverse regioni d’Italia. O, meglio, solo in alcune province si ottengono risultati meno insoddisfacenti: relativamente al click day del 2024, il 60% delle richieste di permesso di soggiorno si concentra in sole venti prefetture. «Il sistema non fallisce in modo uniforme – spiegano gli autori del report –. Produce aree che “chiudono” molte istruttorie e aree dove si registrano soprattutto ritardi e pratiche accumulate, rinunce, archiviazioni e percorsi interrotti. Questa geografia è ciò che trasforma un problema nazionale in una frattura territoriale».

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