Articolo di Andrea Ceredani pubblicato su Avvenire il 21 settembre 2026
Tra gli ingranaggi del decreto flussi, che fra il 2026 e il 2028 autorizzerà l’ingresso di circa 500mila lavoratori stranieri, ogni anno restano incastrate decine di migliaia di impiegati, braccianti e badanti, costretti a lavorare irregolarmente in Italia a rischio di rimpatrio. Sono persone che entrano nel nostro Paese con la promessa di un contratto e di un permesso di soggiorno ma, ferme in un limbo di burocrazia e sfruttamento, non ottengono mai le carte necessarie per restare legalmente. Per oliare il meccanismo, Governi di vario colore sono ricorsi in passato a sanatorie. L’ultima, ordinata nel 2020 e terminata lo scorso anno, ha prodotto oltre 130mila nuovi regolari, che contribuiranno alle casse dello Stato con circa 230 milioni di euro di contributi annui. A rivelarlo sono i dati della Campagna Ero straniero, che stamani ha pubblicato il report “(Ir)Regolarità. Perché un nuovo paradigma è necessario. Gli esiti del monitoraggio della regolarizzazione straordinaria 2020”. Si tratta di 130mila persone «uscite dall’invisibilità – spiegano gli autori di Ero straniero –. Lavoratori ormai radicati nel territorio che hanno potuto contare su famiglie intenzionate a stabilizzarle».
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