Regolarizzazione degli stranieri “radicati” a rischio flop: in 6 mesi solo lo 0,71% delle domande

È l’allarme lanciato dal gruppo di associazioni promotrici della campagna “Ero Straniero” sulla base dei dati ricevuti dal ministero dell’Interno.

Articolo di Rosanna Magnano del 4 marzo 2021 pubblicato su ilsole24ore

La regolarizzazione 2020 dei cittadini stranieri è sempre più vicina al flop. Le pratiche sono frenate da ostacoli burocratici, le file rallentate dai limiti anti contagio e i permessi di soggiorno vengono concessi con il contagocce. Il risultato è che a sei mesi dalla chiusura della finestra per la sanatoria prevista dal decreto Rilancio, delle oltre 207.000 domande presentate dai datori di lavoro (l’85% riguarda il lavoro domestico e il 15% l’agricoltura) per l’emersione di un rapporto di lavoro irregolare o l’instaurazione di un nuovo rapporto con un cittadino straniero (articolo 103, comma 1), in tutt’Italia sono stati rilasciati solamente 1.480 permessi di soggiorno, lo 0,71% del totale. E’ l’allarme lanciato dal gruppo di associazioni promotrici della campagna “Ero Straniero” sulla base dei dati ricevuti dal ministero dell’Interno.

Le norme anti contagio rallentano le pratiche

“Al 16 febbraio 2021 – rilevano le associazioni – emerge che solo il 5% delle domande è giunto nella fase finale della procedura, mentre il 6% è nella fase precedente della convocazione di datore di lavoro e lavoratore per la firma del contratto in prefettura e il successivo rilascio del permesso di soggiorno. In circa 40 prefetture, distribuite su tutto il territorio, non risultano nemmeno avviate le convocazioni e le pratiche sono ancora nella fase iniziale di istruttoria”. Dati disarmanti su ritardi che di fatto lasciano nel limbo 200.000 persone.A Bari tenendo conto che per l’emergenza sanitaria si possono convocare solo fino a 15 persone al giorno – serviranno 300 giorni per evadere tutte le pratiche. A Caserta, territorio ad alto tasso di lavoro nero e caporalato, a metà febbraio, delle 6.622 domande ricevute (3.710 per lavoro domestico, 2.912 per lavoro subordinato nel settore agricolo), sono solo 10 le convocazioni effettuate per finalizzare l’assunzione, e non è ancora stato rilasciato alcun permesso di soggiorno. Non va meglio nelle grandi città: a Roma con oltre 16mila domande servirebbero 5 anni per chiudere le pratiche. A Milano servirebbero addirittura 30 anni: a metà febbraio su oltre 26.000 istanze, 289 pratiche risultano in istruttoria e non c’è stata nessuna convocazione in prefettura. Per rispettare le regole di sicurezza, si sta infatti procedendo con 16 convocazioni a settimana. Risultati migliori – il 68% delle pratiche terminate con la concessione di un permesso di soggiorno – per il secondo canale di accesso previsto dal decreto Rilancio (art. 103 comma 2), che prevedeva fosse il lavoratore, e non il datore di lavoro, a chiedere direttamente un permesso di soggiorno temporaneo.

Una sanatoria in salita

Che fare per salvare il salvabile? “Occorre un intervento immediato del ministero dell’interno – propongono le associazioni – innanzitutto in merito all’assunzione, già prevista, di ulteriore personale presso questure e prefetture da dedicare a tali pratiche”. Ma anche una serie di semplificazioni. Tra i nodi più ostici delle pratiche la richiesta di attestare l’idoneità alloggiativa – un certificato ovunque difficile da reperire – da parte di chi ha presentato la domanda di emersione. Ma anche l’impossibilità, in caso di perdita del lavoro di prevedere il subentro immediato di un nuovo datore di lavoro tramite procedura telematica. La difficoltà del rinnovo del passaporto o le verifiche sulle attestazioni di presenza sul territorio all’8 marzo 2020. Una sanatoria tutta in salita dunque che lascerà il problema dell’emersione di migliaia di invisibili in gran parte irrisolto.

Non bastano rimedi temporanei: gli irregolari sono 600mila

“La sanatoria non risolve il problema della caduta nell’irregolarità – spiega Fabrizio Coresi, programme expert on migration di ActionAid a nome della campagna “Ero straniero” – da mettere in relazione sia al decreto Sicurezza, che aveva abrogato la protezione umanitaria e ristretto i canali della regolarità, sia alla crisi occupazionale e sociale che viviamo. Il licenziamento porta di fatto il cittadino straniero alla perdita di uno status regolare, al momento associato soltanto al possesso di un contratto di lavoro. Mentre andrebbe associato all’effettivo radicamento o all’assenza di legami con il paese di origine”.

Qualcuno potrebbe controbattere che questo approccio rischia di incentivare l’immigrazione clandestina. “E’ una visione poco lungimirante della realtà – risponde Coresi – oltre che mera propaganda. Basta considerare che alla nostra campagna ha aderito anche il mondo produttivo, che richiede manodopera. Ma dobbiamo anche prendere atto del fatto che nella realtà le persone straniere rimangono nel nostro paese. Se ci restano in una condizione di irregolarità sono più facilmente sfruttabili e rischiano di ingrossare le sacche del disagio. Relegare nell’invisibilità gli irregolari presenti sul nostro territorio significa danneggiare queste persone ma anche gli stessi lavoratori italiani”. Quanti sono gli irregolari? “Ci sono solo stime sulla loro presenza. Attualmente si parla di circa 600mila persone. La sanatoria interviene solo su una popolazione di 200mila persone – ancora come dicono i dati in gran parte sospese – che rientrano nei settori coinvolti, ovvero agricoltura, lavoro domestico, pesca e attività connesse. Lasciando fuori una grossa fetta. Turismo e logistica, per fare solo qualche esempio, sono settori che richiedono costantemente manodopera straniera”.

Una proposta per la “regolarizzazione permanente”

“La nostra proposta di legge di iniziativa popolare – spiega Coresi – lanciata nel 2017 dalla campagna “Ero straniero” con oltre 90mila firme è in discussione alla Commissione Affari costituzionali alla Camera. La grande differenza con la sanatoria che purtroppo sta fallendo è che attiverebbe uno strumento a regime e sempre accessibile, per permettere agli stranieri di emergere dall’irregolarità. Si tratterebbe di un permesso di soggiorno per comprovata integrazione, che va valutata caso per caso e rinnovabile anche in caso di perdita del lavoro”.

Che cosa prevede il disegno di legge

Si introduce il permesso di soggiorno temporaneo (12 mesi) da rilasciare a lavoratori stranieri per facilitare l’incontro con i datori di lavoro italiani e per consentire a coloro che sono stati selezionati, anche attraverso intermediari sulla base delle richieste di figure professionali, di svolgere i colloqui di lavoro. Si reintroduce il sistema dello sponsor (a chiamata diretta) originariamente previsto dalla legge Turco Napolitano. Si prevede la regolarizzazione su base individuale degli stranieri in situazione di soggiorno irregolare se è dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa (trasformabile in attività regolare o denunciabile in caso di sfruttamento) o di comprovati legami familiari o l’assenza di legami concreti con il paese di origine, sul modello della Spagna e della Germania. Semplificazioni per l’accesso a prestazioni sociali e sanitarie, l’abolizione del reato di clandestinità.

Coldiretti: semplificare le pratiche per gli stagionali

Per Coldiretti in agricoltura non esiste un vero problema sulle regolarizzazioni. “L’agricoltura ha sempre beneficiato del decreto flussi – spiega Romano Magrini, responsabile Lavoro della Coldiretti – e i lavoratori stranieri stagionali, che in totale sono circa 350 mila,110mila dei quali sono rumeni, hanno sempre coperto il fabbisogno. Tranne lo scorso anno quando c’è stato un blocco degli ingressi a causa della pandemia. Di fronte al nostro allarme è stato deciso di avviare una regolarizzazione. Ma se andiamo a guardare sono circa 30mila le domande arrivate dall’agricoltura. In gran parte si tratta di conversioni di altri tipi di permessi di soggiorno. A trarre in inganno sono sacche di illegalità come San Ferdinando o Rosarno, dove i lavoratori erano in mano alla criminalità e spesso privi di documenti. Ma si tratta di ghetti che riguardano poche migliaia di persone”. Il fabbisogno di lavoratori stagionali extra Ue in agricoltura, spiega Coldiretti, potrebbe essere coperto dal decreto flussi. “Il nostro problema sarebbe in realtà quello di uno snellimento e velocizzazione delle procedure – spiega Magrini – che possono portare via anche quattro mesi. La gran parte dei lavoratori nei campi sono comunitari, stranieri regolari e stagionali extracomunitari. Questi ultimi ogni anno sono tra le 10mila e le 15mila unità. Quest’anno è il primo anno in cui nel decreto flussi (Dpcm 7 luglio 2020) si concede alle associazioni di categoria di avere una corsia preferenziale. Sulla quota complessiva di 18mila permessi disponibili per agricoltura e turismo, si semplifica l’iter per le 6mila pratiche in capo alle organizzazioni (Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Alleanza delle cooperative ndr). Vediamo con i raccolti primaverili come va e se i lavoratori riescono ad arrivare in tempo utile. Il primo banco di prova sarà a marzo con i raccolti delle primizie, degli asparagi, le fragole, l’orticoltura in serra e in campo e poi tutta quanta la frutta estiva. Lo sapremo nei prossimi giorni”.

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